Il pellegrino dantesco nel ventunesimo secolo-Dante750

 In

Giordano Bezzi-Presidente Associazione culturale cammino Dantesco
Guida al Cammino di Dante
Elogio alle “Overtoure”di qualsivoglia attesa.

Attese di partenze per viaggi, promesse rivelatrici, letture, rappresentazioni, film, cioè quelle sensazioni piacevoli di attesa prima di un evento letterario, sportivo, o…fisico emotivo, che ci mettono in una predisposizione di apertura mentale (democratica) di accettare qualsiasi cosa perchè fiduciari di aver aderito o scelto a farsi abbindolare dall’autore (o autrice) in peripezie, salti mortali, strettoie, accelerazioni, cadute nel vuoto, orizzonti e orrimondi espansi, tutti ovviamente reversibili. La voglia di vivere favole, ovvero vite intense parallele dentro la fantasia altrui, dove con una mano ti fai stringere o accarezzare, con l’altra mangi pop corn.
Insomma al sabato del villaggio i colori delle attese sono piacevoli, e le proiezioni della nostra immaginazione adagiate in contorni non bene definiti regalano energie . In breve “ l’inizio di qualcosa in meno, perchè sicuramente alla fine c’è qualcosa in più”.

Questo inno alle partenze è arcaico in noi, partire è dentro la nostra natura, e centinaia di migliaia di anni ci ha predisposto a camminare non solo con il corpo ma
nei confini illimitati della fantasia, in mondi che racchiudono il dentro e il paesaggio le emozioni e soprattutto le stelle, diluizione illuminata di misteri e conoscenze. Parto da qui nel nostro cammino per, e di Dante Alighieri lui conosceva bene le stelle, studioso di astronomia, ma a suo modo fu un Marco Polo o un Vespucci o Colombo, ma si indirizzò in un cammino più impegnativo: la ricerca del paradiso.

Lo scotto da pagare è lungo, non solo per decifrare le contraddizioni “perigliose” nella discesa infernale, passaggio obbligato (come tra Scilla e Cariddi), piuttosto per sottolineare la fatica da intraprendere nella lunga salita interminabile della presa di coscienza del sé, e quindi degli altri. Dante psicologo del 1200 quindi? Certo viveva qualche secolo più avanti. A tutti i posteri lascia una porta interpretativa libera e personale, tutti se ci avviciniamo ne siamo ammaliati, è sempre attuale, invitandoci a scendere nelle intemperie raffigurative dei nostri umori, a specchiarci o ad essere riluttanti, tutto questo in un cammino, faticoso, in salita. A toccare, in questo caso con piede l’humus che ha avvolto la scenografia dei suoi personaggi, saranno i nostri passi, le stesse difficoltà, gli stessi timori. I passi, come tanti fotogrammi di una pellicola dove il regista siamo noi, la macchina da presa sono le gambe e la curiosità .

Attore: principale Dante Alighieri ———————- Se stessi
Scenografia: Italia centrale (il Casentino) ——————- dimensione uomo
la trama: Ritorno al medio evo ——————- le nostre mete
Costumi: gocce di sudore ——————- giù la maschera
Musiche: Vento, passi,echi, luci e ombre ——————- le gioie e i dolori

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